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Impianti elettrici e messa a terra: Questioni solo tecniche o anche di sicurezza sul lavoro?

L'impiantistica nei luoghi di lavoro non è solo una questione tecnica ma deve interessare assolutamente anche a chi si occupa di sicurezza nei luoghi di lavoro

a cura di Pietro Vandini, Esperto in Sicurezza sul Lavoro - Studio Vandini


Spesso mi trovo a dover affrontare un tema che a volte viene erroneamente delegato solo ed esclusivamente ai cosiddetti “uffici tecnici”. Il D.Lgs 81/08, al Titolo 3, Capo 3, parla in modo specifico degli impianti e delle apparecchiature elettriche. Il datore di lavoro ha l'obbligo di accertare che i requisiti sicurezza degli impianti elettrici siano mantenuti efficienti nel loro esercizio e, al fine di mantenere gli impianti in efficienza, deve quindi provvedere alla regolare manutenzione degli impianti elettrici di messa a terra, dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, degli impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione.

 

Il datore di lavoro deve, inoltre, far sottoporre gli stessi impianti a verifiche periodiche, a suo carico:


- Le verifiche devono essere eseguite ogni 5 anni, qualora si tratti di impianti elettrici di messa a terra e di dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche in luoghi dove non sussistano particolari rischi (es. piccole attività, ecc.).

- Mentre permane, a causa della maggiore pericolosità dei luoghi con particolare riferimento ai lavoratori ed ai frequentatori, l'obbligo per il datore di lavoro di far eseguire ogni 2 anni, la verifica periodica degli impianti installati in cantieri temporanei e mobili, in locali adibiti ad uso medico e negli ambienti a maggior rischio in caso di incendio, nonché per gli impianti elettrici in luoghi con pericolo di esplosione.

 

L’indiscusso riferimento per stabilire il buon livello di sicurezza da attribuire ad impianti, apparecchiature e macchinari sono le norme: 

  • UNI (Ente Nazionale di Unificazione);
  • CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano); 
  • CEN (Comitato Europeo di normalizzazione); 
  • CENELEC (Comitato Europeo per la standardizzazione Elettrotecnica);
  • IEC (Commissione Internazionale Elettrotecnica);
  • ISO (Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione). 

In sintesi la sicurezza degli impianti elettrici viene disposta dalla giurisprudenza, regolata dalle norme tecniche, realizzata da progettisti ed installatori e mantenuta dai datori di lavoro con l’ausilio di tecnici e manutentori.


Quando si può asserire che un impianto elettrico è sicuro?

 

Un impianto elettrico non è mai completamente sicuro; mantiene sempre una componente di rischio. La questione va intesa piuttosto in termini di quantità di rischio che si vuole accettare.

Ad un impianto costruito oggi si chiede il massimo rigore come accettazione del rischio. La sicurezza si pretende già in fase di certificazione e verifica iniziale (DECRETO 22 gennaio 2008, n. 37) da parte dell’installatore e del progettista, oltre che, in caso di presenza di lavoratori subordinati, dal datore di lavoro in occasione dell’obbligatoria denuncia e verifica degli impianti di terra, parafulmine ed antideflagranti in applicazione del D.P.R. 22 ottobre 2001, n. 462; ma tali impianti, così concepiti, sono la punta dell’iceberg di tutto l’installato.
Per la maggior parte degli impianti esistenti, man mano che ci si allontana a ritroso dalla data della loro realizzazione, perdono di identità per il difficile reperimento dei documenti che ne accertano la regolare esecuzione, e di sicurezza per il susseguirsi di interventi di trasformazione o ampliamento eseguiti non a regola d’arte, la mancata esecuzione delle verifiche periodiche e la mancata manutenzione. Sotto potete vedere schematizzate le procedure di denuncia, messa in esercizio ed omologazione degli impianti elettrici.

 

 

© Studio Vandini | pubblicato il 1 marzo  2016


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